17/12/2025 09:34    Tutoraggio, Inclusione    Visivo, Auditivo, Scritto/Letto, Cinestestico: a ogni canale di apprendimento dovrebbe corrispondere un diverso metodo d'insegnamento

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Le quattro categorie principali

Ogni persona apprende in modo diverso. C’è chi capisce meglio ascoltando una spiegazione, chi ha bisogno di vedere schemi e immagini, chi impara facendo, provando, sperimentando. Parlare di stili di apprendimento significa riconoscere che non esiste un unico modo “giusto” di studiare, ma molte strade per arrivare alla conoscenza.

Nel tempo, pedagogia e psicologia hanno individuato diversi stili principali, utili per comprendere come ciascuno di noi entra in relazione con lo studio. Uno dei modelli più diffusi suddivide gli studenti in quattro categorie principali (sintetizzate dalla sigla  VARK), a seconda del canale sensoriale privilegiato:

  • Visual (V) - Visivo: chi apprende meglio attraverso immagini, mappe concettuali, grafici, colori, schemi.
  • Aural (A) - Auditivo: chi memorizza ascoltando spiegazioni orali, dialogando o ripetendo ad alta voce.
  • Read/Write (R) -  Scritto/Letto: chi assimila le informazioni leggendo testi, prendendo appunti, facendo riassunti, dando risposte scritte.
  • Kinesthetic (K) - Cinestetico: chi ha bisogno di fare esperienza diretta e pratica, muoversi, manipolare, sperimentare per comprendere davvero.

Nella realtà, nessuno rientra in una sola categoria: ognuno di noi combina più stili all’interno del proprio metodo di studio, ma tende comunque a preferirne uno o due. Riconoscere quali sono può fare una grande differenza.

 

Quale stile privilegia la scuola italiana?

Se guardiamo alla scuola italiana di oggi, è evidente che il modello prevalente è ancora frontale e verbale: lezioni spiegate oralmente, libri di testo, interrogazioni, compiti scritti. Questo approccio favorisce chi ha uno stile uditivo o verbale, ma può mettere in difficoltà studenti che imparano meglio in modo visivo o pratico. Spesso, dietro alla difficoltà in una specifica materia c’è semplicemente una mancata corrispondenza tra metodo di insegnamento e stile di apprendimento. Quando uno studente “non rende”, troppo facilmente si attribuisce la colpa alla motivazione o alla disciplina, senza interrogarsi sul metodo.

Forse la sfida più grande della scuola italiana oggi è proprio questa: passare da un modello unico a un’educazione plurale, capace di parlare a tutte le menti. Le lezioni frontali dovrebbero essere supportate da mappe, video, laboratori, lavori di gruppo, attività pratiche, tecnologia e strumenti digitali per permettere a più studenti di trovare il proprio canale di accesso alla conoscenza. 

Per aiutare gli studenti a imparare meglio non bisogna focalizzarsi su cosa si impara: bisogna ripartire dal come. Le differenze non sono limiti, ma risorse. Dare la possibilità a tutti di raggiungere lo stesso obiettivo attraverso percorsi differenziate è un arricchimento alla didattica, non una complicazione. Educare non significa solo trasmettere contenuti, ma insegnare a conoscersi, a trovare la propria strada, a non sentirsi “sbagliati” perché si apprende in modo diverso.

 

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